Da oggi l’AI che usi in agenzia, in studio o in azienda ha un’autorità che vigila, un elenco di obblighi scritti e un listino di multe. Il decreto 179/2026 è in vigore dal 23 ottobre e non è un annuncio: è il testo che dice chi controlla, cosa si sanziona e quanto si rischia. Se generi contenuti con l’intelligenza artificiale, se usi software per selezionare personale o valutare prestazioni, questo pezzo riguarda il tuo mestiere, non quello di qualcun altro.
La buona notizia è che non devi chiedere un permesso per accendere ChatGPT. La cattiva è che l’improvvisazione, da oggi, ha un prezzo scritto in Gazzetta.
Cos’è il decreto 179/2026 e perché conta da oggi
Il decreto 179/2026 è il decreto legislativo che adegua la normativa italiana al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’AI Act. Non riscrive l’AI Act e non introduce un’autorizzazione generalizzata per usare l’IA: definisce invece una parte fondamentale dell’architettura nazionale necessaria a garantirne l’applicazione. In pratica, è il testo che fa passare le regole europee dalla carta all’ufficio.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre, il provvedimento conta 54 articoli ed entra in vigore il 23 ottobre. Completa l’attuazione della legge 132/2025, che aveva già designato l’AgID e l’ACN come autorità nazionali per l’IA. Chi aspettava il momento in cui “diventa serio”: è adesso.
Chi controlla l’intelligenza artificiale in Italia
Il controllo è diviso tra due agenzie nazionali, più le autorità di settore. AgID è l’autorità nazionale di notifica: valuta, designa, notifica e controlla gli organismi di valutazione della conformità. ACN è l’autorità di vigilanza del mercato sui sistemi di AI e il punto di contatto unico con l’Unione. Tradotto per chi fa impresa: l’ACN è quella che, in caso di problemi, bussa alla porta.
Non vuol dire che ogni azienda debba mandare i suoi strumenti in approvazione. La presenza di un’autorità nazionale di vigilanza non significa che ogni impresa debba sottoporre preventivamente all’ACN i sistemi di IA utilizzati. Ma il procedimento può partire da più fronti: il procedimento di vigilanza può prendere avvio da incidenti gravi segnalati, da reclami non manifestamente infondati, da comunicazioni di altre autorità oppure dall’iniziativa d’ufficio dell’ACN. Se vuoi capire nel dettaglio cosa un controllore può chiederti, abbiamo dedicato un pezzo a come lavorano le autorità di vigilanza quando arrivano a un’ispezione.
Accanto ad AgID e ACN restano le autorità di settore. Banca d’Italia, CONSOB e IVASS vigileranno sui sistemi ad alto rischio nei rispettivi ambiti bancario, creditizio, investimenti e assicurazioni. Il Garante per la protezione dei dati personali interverrà specificamente per i sistemi ad alto rischio impiegati in ambiti sensibili come la gestione delle frontiere, l’amministrazione della giustizia e i processi democratici.
Sanzioni del decreto 179/2026: fino a 35 milioni o al 7% del fatturato
Le multe sono organizzate in quattro fasce, e la più alta fa notizia per una ragione. Per le pratiche vietate si rischia fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo mondiale, prendendo l’importo più alto: è la fascia più severa. Per altri obblighi, per esempio sui sistemi ad alto rischio o sulla trasparenza, fino a 15 milioni o al 3%. Per informazioni scorrette fornite alle autorità, fino a 7,5 milioni o all’1%.
Un dettaglio che cambia tutto per chi ha una PMI: per le PMI si applica il più basso tra importo fisso e percentuale. Non è una scappatoia, è proporzionalità — ma significa che l’esposizione reale di un’agenzia o di uno studio non è il titolone da 35 milioni. Gli importi rappresentano i massimali previsti dalla normativa, non sanzioni automaticamente applicabili a qualsiasi violazione.
Le pratiche vietate non sono fantascienza. Al gradino più alto stanno manipolazione subliminale, il «punteggio sociale» o il riconoscimento delle emozioni sul lavoro e a scuola. È proprio il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro il caso che più spesso emerge senza che nessuno se ne fosse accorto. Un software HR comprato “perché misurava il coinvolgimento del team” può essere esattamente questo.
IA e lavoro: la decisione finale resta a una persona
Chi usa l’IA per selezionare, valutare o decidere sul personale ha un obbligo preciso: il controllo umano effettivo. L’articolo 41 è dedicato all’impiego dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali relativi ai rapporti di lavoro e stabilisce che determinate decisioni riguardanti la costituzione, modificazione o risoluzione del rapporto, comprese quelle disciplinari e le valutazioni delle prestazioni, non possano essere adottate esclusivamente attraverso trattamenti automatizzati. La decisione deve essere riservata a una persona fisica con un potere effettivo e autonomo.

Il peso della norma sta nella conseguenza. Assunzioni, licenziamenti, sanzioni disciplinari e valutazioni non possono dipendere solo da una macchina, pena la nullità. E il consenso del dipendente non salva nessuno: il consenso del lavoratore non è una scorciatoia per aggirare il divieto.
C’è anche un diritto alla spiegazione. Il lavoratore può chiedere una motivazione comprensibile della decisione, con indicazione dell’eventuale ruolo dell’IA e dei principali parametri considerati. Attenzione a una distinzione che non è un “liberi tutti”: la ricerca e selezione delle candidature non rientrano tra le decisioni finali considerate dal comma, ma restano applicabili gli altri obblighi pertinenti, compresi quelli europei su protezione dei dati e sistemi ad alto rischio. Se stai costruendo un processo attorno a un sistema ad alto rischio, qui trovi cosa conviene non fare adesso.
Cosa cambia per chi fa comunicazione e genera contenuti con l’IA
Per un’agenzia o un reparto marketing il punto non è il recruiting: è la trasparenza sui contenuti generati. Chi produce reel, caroselli, voci, immagini o testi con l’IA ricade negli obblighi di dichiarazione dei contenuti sintetici e delle interazioni con i chatbot — un tema che abbiamo spacchettato in un pezzo dedicato agli obblighi di trasparenza dell’articolo 50. Il decreto 179/2026 è la cornice che rende quegli obblighi sanzionabili sul serio, non più solo “consigliati”.
Da dove partire, in concreto, prima dei primi controlli:
- Mappa gli strumenti IA in uso. Quali tool generano contenuti, quali toccano dati di candidati o dipendenti, chi li ha attivati e con quale account. Senza questa lista non sai nemmeno cosa stai esponendo.
- Verifica gli obblighi di trasparenza sui contenuti che pubblichi per i clienti: cosa va dichiarato come generato o manipolato dall’IA.
- Aggiorna i processi interni dove l’IA tocca decisioni sulle persone, assicurandoti che ci sia sempre una firma umana con potere reale.
Il quadro va letto dentro una scadenza più larga. Se vuoi il contesto delle date e dei controlli sulle PMI, qui trovi cosa rischiano concretamente le PMI dal 23 ottobre.
Il nodo vero: chi decide, non lo strumento
C’è un filo che tiene insieme tutto il decreto, ed è lo stesso principio che guida il modo in cui lavoriamo i contenuti dei nostri clienti: l’IA è uno strumento, la responsabilità è di una persona. La norma sul lavoro lo scrive nero su bianco — la decisione resta umana — e lo stesso vale per un video, un podcast o un piano editoriale. Un contenuto generato in automatico e pubblicato senza una mano che lo controlla non è efficienza: è un rischio che oggi ha anche un’etichetta legale.
Per un’azienda che vuole gestire i social da sé, con l’IA come assistente ma con una supervisione sua, esiste una strada self-service: è il caso di una PMI di Busnago che preferisce produrre i propri contenuti in autonomia o di chi, a Cambiago, vuole tenere il controllo diretto sulla pubblicazione. Ma se il contenuto deve essere fatto bene — girato, montato, pensato — allora serve chi lo fa a mano, con l’IA dentro il processo e non al posto del processo.
Il decreto, in fondo, premia chi già lavorava così. Sulla carta spaventa con i 35 milioni; nella pratica chiede una cosa semplice e vecchia quanto il mestiere: metterci la faccia su ciò che pubblichi. Chi ha delegato tutto a un automatismo oggi ha un problema. Chi ha tenuto la testa nel processo ha solo una checklist da aggiornare.
Domande frequenti
Da quando è in vigore il decreto 179/2026?
Dal 23 ottobre 2026. È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre, conta 54 articoli ed è entrato in vigore il 23 ottobre. Completa l’attuazione italiana dell’AI Act europeo avviata con la legge 132/2025.
Devo chiedere un permesso all’ACN per usare l’IA in azienda?
No. La presenza di un’autorità nazionale di vigilanza non significa che ogni impresa debba sottoporre preventivamente all’ACN i sistemi di IA utilizzati. L’ACN vigila, ma non c’è un’autorizzazione preventiva generalizzata per usare l’intelligenza artificiale.
Quanto rischia davvero una PMI?
Meno del massimale che fa notizia. Per le PMI si applica il più basso tra importo fisso e percentuale. I tetti massimi arrivano a 35 milioni o al 7% del fatturato per le pratiche vietate, ma per una piccola impresa il conto si fa sulla cifra inferiore, non sull’importo assoluto.
Posso usare l’IA per selezionare il personale?
Puoi usarla come supporto, ma la decisione finale deve restare umana. Per valutazioni delle prestazioni, provvedimenti disciplinari o decisioni sul rapporto, la decisione finale non può basarsi soltanto su un trattamento automatizzato: deve essere riservata a una persona fisica con potere effettivo e autonomo. Le decisioni prese in violazione sono nulle.
Chi fa comunicazione cosa deve fare adesso?
Tre mosse: mappare gli strumenti IA in uso, verificare gli obblighi di trasparenza sui contenuti generati e aggiornare i processi interni prima dei primi controlli. L’obiettivo è poter dimostrare che c’è sempre una supervisione umana su ciò che si pubblica.
Il consenso del dipendente mi mette al riparo?
No. Il consenso del lavoratore non è una scorciatoia per aggirare il divieto. Anche con il consenso, la decisione finale su assunzione, licenziamento o valutazione deve passare da una persona reale, altrimenti è nulla.
Se vuoi che a controllare i contenuti della tua azienda ci sia una mano vera, con l’IA come strumento e non come scorciatoia, guarda come lavoriamo e parliamone.
La pagina di riferimento: i servizi dello studio.

